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Pino Colla

BIOGRAFIA

Pino CollaDirett. di Fotografia. Nato il 12 Dic.1939.

Date: Dal 1957 al 61 - Scuola di fotografia Galileo. Assistente di fotografi usi al grande formato di ripresa presso la Fototecnica Publifoto di Vincenzo Carrese.

Dal 61 al 62 - Roma. Tecnica cinematografica. Assistente di operatori del settore: Alfio Contini, Aldo Giordani e il Prof. Ventimiglia, insegnante di ottica al Centro Sperimentale.

Dal 63 al 68 - Milano. Produzione Gamma Film. Realizzazione di riprese documentaristiche e pubblicitarie. Collabora con registi diversi. Realizza quale Dirett. di fotografia un film a lungo metraggio, dal titolo, “Spazio tempo zero” presentato al festival di Venezia nel 1969.

Dal 1969 libero professionista: collabora con diverse case di produzione e agenzie pubblicitarie.

Nel 1970 alla Galleria il Diaframma di Milano, espone con una personale fotografica “Ritsos: immagini e poesia”.

Quale dirett. della fotografia affianca, registi, tra questi: Giuseppe Fina, Vittorio Taviani, Edo Cacciari, Renato Job, Giorgio Capitani, Dimitri Makris. Collabora con la TV RAI e TV Estere a produzioni esterne sede.

Realizza monografie e audiovisivi per laboratori artistici e artigiani, per gallerie d'arte e studi di architettura. Collabora con pittori, scultori e intellettuali affermati, nazionali ed esteri come, Max Bill, Hans Richer, Arnaldo Pomodoro. Enrico Job e per la galleria il Naviglio. 

La professione lo porta a muoversi in Europa, Stati Uniti, Medio Oriente, Cina.

E' presente con filmati di ricerca del linguaggio per immagini e musica al centro Pompidou a Parigi.

Al museo d'arte moderna Carrara di Bergamo, con immagini fotografiche. E' stato recensito su riviste specialistiche del settore.

E' attualmente collaboratore di qualificati laboratori del settore, acquisendo così nuove conoscenze tecnologiche della complessa struttura del progettare immagini .



 

CRITICA

Sono sempre stato convinto che la dote principale per fotografare sia il coraggio, e con questo non intendo l'audacia, lo sprezzo del pericolo, ma proprio il coraggio spicciolo di essere proprio lì, in quel luogo, in quel momento, in quella luce o in quel buio, per costringere il Caso ad obbedire.
Certo, c'è una enorme folla che fotografa da più di un secolo,un tripudio incalcolabile di scatti, di cosucce acchiappate al volo, mosse, strisciate, macchine gettate giù dai grattacieli, autoscatti, messico-e-nuvole con filtro, fototessera ricolorate, sfocatissime usa-e-getta: chi più ne aveva più ne ha messo, e poi tutti a disquisire sulla fotografia contemporanea, che è come il maiale, non si butta via niente.
Ma ci vuole fegato a stare lì, a imporre la propria esistenza e a pretendere l'istante decisivo, un negativo da rispettare, una matrice da incidere, proprio quella e non un'altra.
Questo mi viene da dire osservando le foto di Pino Colla, che ha il coraggio di andare, di fermarsi, di fare, e questo appare evidente soprattutto in quelle immagini che lui chiama “tracce”.
Senza trucco e senza inganno, signore e signori, questo “non è” photoshop, questa è proprio la materia, a saperla trovare e aspettare: siamo circondati da queste immagini, ma noi non le vediamo, punto. Questa è una fotografia: un punto. E a capo: grazie, non ci avevo pensato. Il Caso ha obbedito.
Il paesaggio diventa passaggio dell'esistenza, quella che si annida fra noi e la nostra ombra. Guardandola, la teoria delle ombre porta a congetture fantastiche: sarà forse un mostro? O un animale, un vecchio contadino, un guerriero, un dio? Le ombre seguono le persone. Osservandole è possibile scoprire cos'è la storia e il nostro altro io.
Cesare De Ferrari