Giovagnoli costruisce una sua personale e originalissima
grafia artistica, un vero e proprio linguaggio poetico privato, che
ha di fatto sostituito la necessità di raccontare e di descrivere,
in favore di una libera associazione d'idee e di segni; un lirico narrare
svincolato dalla necessità d'una struttura o d'una trama, un
felice vagare nei territori nuovamente vergini dell'immaginazione, scevro
finalmente dal peso e dall’invadenza delle immagini digital -
televisive che ogni giorno ci vengono gettate prepotentemente addosso.
Quella di Giovagnoli è una poetica che affonda le sue radici
anche e soprattutto su una capacità di strutturare l'architettura
della tela con rigore e senza sbavature, utilizzando materiali differenti
e disparati, dal pastello all'olio al collage, senza timori o diffidenze
falsamente avanguardistiche; e soltanto in seguito, su una struttura
ferrea ancorché apparentemente libera e incerta, Giovagnoli innesta
il suo personale alfabeto visivo fatto di graffiti, arabeschi e memorie
infantili scarnificate fino all’essenziale.