L’opera di Tarasco è pervasa da un’ astrazione
lirica, con le linee
grafiche immaginarie e le costruzioni geometrizzanti, che nascondono
poetiche tendenze surreali e a volte ci fanno pensare alle opere
di Klee.
Un’arte, quella di Tarasco, che si esprime con assemblaggi
di stoffe e altri materiali, con colori equilibrati ( talvolta
di tonalità calda e talvolta fredda) e con composizioni
di quadrati irregolari e rettangoli di tinte luminose.
La superficie pittorica è ricomposta come un puzzle mai
casuale, anzi fortemente ricercato.
La componente riflessiva è preponderante in tutte le sue
opere, anche quando i contrasti cromatici sono esaltati.
Di fronte alla tela Tarasco mette in atto uno sforzo costante;
un poco più di bianco, un poco più di verde, è
troppo caldo, è troppo freddo, linee che salgono, linee
che scendono, si incontrano, ripartiscono, dividono.
Tutto questo significa moltissimo nella pittura e pochissimo a
parole.
Ecco che il soggetto scompare come oggetto per giustificarsi come
forma.
Tarasco ama scomporre e poi ricomporre l’immagine.
Molti dei sui dipinti hanno un impatto visivo che disorienta l’osservatore.
E’ necessario mettere a fuoco l’opera nel suo insieme
per poi lasciarsi trasportare all’esame della stessa nelle
singole componenti; componenti che sono dei piccoli mondi narrativi
accostasti fra di loro che prendono corpo e consistenza singolarmente
ma non si disuniscono mai dall’insieme.
Non possiamo fare a meno di notare la pulizia e il controllo che
l’artista esercita su tutti i materiali e le tecniche utilizzate
nella realizzazione delle sue opere.
Tutto viene creato e non trovato casualmente donando un senso
di ordine e calma avvolgenti.