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E' nato a Torre del Greco.
Ha frequentato l'Istituto Statale d'Arte di Torre del Greco e per qualche anno il corso di scenografia del prof.
Stefanucci presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli.
Da giovanissimo si muove nell'ambito dell'Anacronismo per poi approdare, nel corso degli anni, ad una personale dimensione pittorica che lo vede indagare un mondo dagli aspetti misteriosi ed enigmatici.
Numerose sono le esposizioni, tra personali e mostre di gruppo.
Nel 1985 con la personale presso il centro d'arredamento contemporaneo "Miceli", presentato dagli architetti Pagliata e Mendini, riesce a suscitare grande interesse anche da parte di operatori noti nel campo del design.
Successivamente, ha collaborato per oltre dieci anni con il centro di design Falconio di Napoli.
Vive e lavora a Torre del Greco.
Scrive Nicola Micieli nel catalogo della ultima Biennale Aldo Roncaglia “In Palladino si conclude un viaggio nel segno dell’uomo recuperato in presenza fisica, come effigie richiamata ad una centralità emblematica, che non è quella antropometrica della visione rinascimentale e non è quella dismisurata dell’antropocentrismo contemporaneo, il cui delirio di onnipotenza nega gli equilibri vitali nel sistema mondo e pone le basi dell’annichilimento. E’ un segno inquieto e inquietante, l’uomo che qui ci viene consegnato già ambiguo nella sua manifestazione corporale, dal pittore lumeggiato con tecnica di scena, perché prenda temporanea consistenza dall’oscuro fondo seicentesco da cui tenta di liberarsi, come un prigioniero michelangiolesco in versione palestrata . L’uomo è luogo non già di sintesi delle ambivalenze, ma di frizione e corto circuito di tutte le contraddizioni, ... E rende conto di quelle contraddizioni, il pittore, tentando di contenerne le urgenze rendendole compresenti nell’ordine formale della partitura dove tutto si tiene. Nel senso che registra ed assesta il segno corsivo e la figura disegnata, il magma materico sedimentato e la concrezione illusoria determinata dal coagularsi della luce, la tessera preziosa a foglie d’oro o a risonante timbro del colore e il graffito infantile incerto nel suo andamento lineare, il simbolo evocatore e l’oggetto della quotidianità: momenti che chiedono luce ed udienza, e che Palladino esibisce al proscenio tentando una possibile storia, se non un mito, cui ancorarsi e ancorarci nella deriva della vita contemporanea.” E’ reduce dalla persaonale al Museo Michetti, Art Cologne, da Gent in Belgio , da Arte Padova e dalla Biennale Aldo Roncaglia; nel suo passato c’è la direzione per oltre un decennio del Centro design Falconio di Napoli e forte è stata la sua attenzione alla scenografia per la quale è noto negli ambienti della cultura napoletana.
Paesaggio umano: Collina addormentata